Fronte Surreale, lì 15.1.07

Viaggio dentro la notte. Ancora di più.

Puntata n.1, n.2, n.3.

Mi ritrovai a colloquiare telepaticamente con una macchina, mancavano solo il siero di scimmia e la fine del mondo per rendere perfetta la notte. Quella notte.
- Ti ho chiesto cosa cerchi.
Scartai lentamente il pacchetto di sigarette, lo aprii, tolsi la carta grigia – pull. Buttai via tutti gli scarti nell’apposito cestino, cacciai una sigaretta in bocca e la accesi.
- Non lo so – proferii a fior di pensiero.
- Continua a cercarlo.
Rimandò la macchina, lettera dopo lettera. Mi apprestai a rispondere ma quando riguardai il display luminoso era ritornata la vecchia scritta di sempre. Inserire l’importo. Fui pervaso da un’immensa delusione per la perdita di quell’inusuale interlocutore, il primo esterno a me stesso da molto tempo. Era poi veramente esterno? O rappresentò l’estremo tentativo di uscita del mio essere dalla paralizzante stasi autoimposta nei rapporti umani? Non mi persi più di troppo in quei pensieri e sbuffando al cielo l’ennesima nuvola grigia m’incamminai ancora una volta verso quello che non conoscevo. Tentai di risvegliarmi nell’eventualità che tutto fosse soltanto un sogno. Nulla. Semplicemente nulla. Quella era la realtà o la presunta tale. Stavo per attraversare l’enorme strada vuota a quattro corsie quando il mio sguardo venne distratto dal passaggio lento e faticoso di un rospo di media taglia. Accompagnai i suoi saltelli assolutamente casuali, una guida sicuramente migliore dei miei pensieri. Raggiungemmo l’altro lato della strada in un tempo fin troppo lungo ma l’abbondanza di tempo non era che un altro problema da risolvere in qualche maniera, in ogni modo. Il rospo, forse una rana vista la corporatura, si voltò come a chiedermi cosa volessi, ma stranamente non proferì nessuna parola, neanche la più insulsa. Se per questo non gracidò neppure. Ci fissammo così per diversi secondi, nessuno dei due sembrava aver qualcosa da dire. Poi con un balzo, il migliore fino a quel momento, sparì in un cespuglio di begonie. La tana del bianconiglio, cercai di convincermi, ma nessun buco, eppure il rospo, o la rana, svanì. Ci doveva essere un passaggio: me ne convinsi e per provare la mia convinzione stuprai con violenza i rami e i fiori. Violenza floreale allo stato puro. Ma nulla. Per l’ennesima volta mi ritrovai solo e senza la più pallida idea di che cosa mi stesse succedendo.

Fronte Surreale, lì 11.1.07

Fronte Surreale ( ri )presenta

Prosegue la presentazione delle opere del più grande Artista contemporaneo operante nel contesto urbano. Fronte Surreale: le buone cose di una volta.
(clicca sull'immagine per visualizzare)

Artista all'operaArtista all'operaArtista all'opera
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Le opere presentante in questo numero:
1. "Vi presento Baal" - indelebile su carta
2. "Lucifero Superstar" - indelebile su plastica luminosa più neon
3. "Mylingo" - indelebile su carta

Continua [...]

Fronte Surreale, lì 9.1.07

Il pranzo di Zio Natali.

Il pranzo di Natale.
Un vero genocidio di animali, tutto s'organizza con un paio di mesi d'anticipo, che ci sono da spedire gli inviti, predisporre le trappole, lustrare l'argenteria che da queste parti Argentil non si trova manco su ebay, accendere i fuochi alla 'vecchia maniera', chiamare il prete.

Già al primo di dicembre bisogna tirar giù un paio di pareti, non portanti, non importanti, per far posto al tavolo e alle sedie, più il proiettore e il reparto per il dj e le luci, lo zio va a comprare un generatore ausiliario ma ne trova solo uno a noleggio, con tanto di motrice e camion, bisogna far posto, si butta giù anche la siepe per far posto, gettata di cemento così almeno una cosa è fatta.

Il cinese, lui, è il mago pirotecnico e prepara quei duecento trecento giochi di fuoco, fontanelle, petardi, catene di dinamite, polvere pirica e saette, solo per l'aperitivo.

Al 23 arrivano le ultime conferme, ci sono da aggiungere dei posti, "così si finisce per ingrassare l'abusivismo" tuona la cuoca, ma anche se ha ragione non si trovano soluzioni se non quella di dar altro lavoro ai muratori. e giù cemento.
Il 24 arriva il bambino che farà Gesù, un bel ragazzino, 5 anni e parlantina da viveur delle banlieu, ricci biondi discendenti dei Plantageneti, così da non far torto neanche ai protestanti ed alla Regina. Che il Natale prima di tutto è concordia e pace e amore e tutte quelle belle robe che fan bene al cuore. La capanna è un luccicare di stelle e bravate architettoniche degne del Brutalismo. La Madonna, ragazza difficile di qualche paese più in alto, è tutta presa con gli sms e le sigarette ma ha assicurato che durante la Sacra Rappresentazione si asterrà dai vizi moderni. Giuseppe, lui, sta lì. Tranquillo. Accarezza le bestie, porta il fieno e la paglia, ripassa la parte.

Tre macchine parcheggiano al GS, son le 23.45, perché così non hanno problemi. Ne scendono nani, un sacco, due mangiatori di fuochi, un leopardo con catena dorata e gemme preziose, una donna impellicciata, la donna barbuta con il suo accompagnatore, il direttore del circo, un leone senza denti, un clown triste e tre no, Isidora la contorsionista ( che esce dal baule ), il lanciatore di coltelli con la sua coltelleria e Pantagruele il gigante. Mostrano l'invito e si siedono. I nani fan casino come al solito intrufolandosi tra le gambe di Pantagruele che cerca di spiaccicarli con lenti gesti. Una gazzarra!

Son già seduti anche gli altri invitati:

- l'ambasciatore di Danimarca con stendardo e sirenetta in bronzo.
- Cacciari
- il direttore della filiale del Banco Agricolo di Sassari con figlia e nipoti
- Loretta Goggi
- il bigliettaio della Stazione Centrale in pensione con moglie e allegra suocera
- la banda del paese
- il sindaco
- l'assessore alle Belle Arti
- il nipote di Carletto
- il vice ministro con delega alle Politiche Agricole
- l'associazione delle guide del Castello Sforzeso al gran completo con tanto di cassiere
- il conte di Sassonia
- quello che ha votato Udeur alle ultime elezioni
- il cinese
- Coccoluto
- il nipote di Marinetti + 3
- Giorgio Angelozzi

Questi solo nel primo tavolo.

Entrano gli aperitivi: crodini, campari spruzzati, bianchi spruzzati, negroni, gin tonic/lemon, rossi, china martini, martini, cocktail di vario genere, fragole con panna, fragole semplici.
Comincia la messa.
Il prete però fa in fretta che c'ha da fare la messa a due paesi di distanza che ormai la curia ha deciso così, poche vocazioni un sacco di chiese. Cacciari si alza e se ne va in bagno proprio durante l'ostensione. Astensione. In dieci minuti buoni è già finita la Funzione, il bambinello è nella mangiatoia, il bue è sulla griglia, l'asino che si è stufato cosparso di polenta, la Madonna mi guarda e mi fa: finito? Digli di sì, cinquanta euro e se ne va all'after, dalla capanna alla Capannina. Messa al suo posto una figura di cartapesta, Giuseppe, lui, sta tranquillo. Senza neanche le bestie con le quali socializzare.

Le 00.00.

Auguri! A U G U R I !
a u g u r i a u g u r i a u g u r i a u g u r i a u g u r i
(così per ore)

Un nano si fa esplodere solo per attirare l'attenzione sulla causa, Cacciari ritorna ed applaude. I resistenti...
Brindisi. Brindisi. Brindisi. La donna barbuta è già ubriaca, la barba cosparsa tutta di China Martini, barcolla ed addenta S.Giuseppe sul braccio.
Vengono portati gli antipasti: tartine, uova di pesce, prosciutti, prosciutti di cinghiale tagliati sul posto, perle, patate in guazzetto, formaggini leggeri, patè, polipi e pesciolini (un intero braccio di mare: addio), capperi e pepaglie, cozze, marinate di ogni genere, insalate capricciose e russe, pezzi di legno pregiato e carpacci.
Tutti si buttano sulle tartine squisite. Solo Cacciari continua a pasteggiar a negroni.
Un sorbetto.
I primi, quelli, entrano a spalla di una sfilza di mori dai capelli lunghi e crespi.
Taglietelle e raviolini, spumoni, spaghettini, ceci, una minestrina di carpa, per star leggeri si capisce in attesa dei piatti forti. Due gnocchettini ripieni con sugo di cervo per riempire qualche buco nello stomaco. Un nano è già riverso faccia nel piatto, un altro ne approfitta carnalmente. Il sindaco emette subito un'ordinanza di condono totale. Coccoluto ai piatti mette giù fisso un giro di musica trance, congas e menate lì. La donna barbuta è attaccata alla spina della Guinness che sgrassa.
A metà messaggio del Primo Ministro, tiepida accoglienza.
Entrano i secondi: fagiani, piccioni (le trappole pulite), cinghiali come se fossero comuni, lepri, sughetti e polenta, tanta, tanta polenta. Di cous cous non c'è traccia. E poi ancora triglie, orate e gamberoni in salsa! L'ambasciatore regala a S.Giuseppe la sirenetta, ma il poveretto non riesce a tenerla in mano con il braccio morsicato.
Cade un moro sulla griglia, vien mangiato anche lui: meglio dell'aragosta fa il conte.
Il bar è svuotato di tutti gli amari.
E per finire panettone, uno solo, grosso come un fungo atomico.

Tutti sopra. A sbocconcellare tutti i canditi, le uvette e la sorpresa: Pelé.

Il cinese da via ai fuochi che rischiara a giorno la notte. Un botto spacca tutti i vetri della provincia. L'assessore timidamente protesta, gli vien dato un Caravaggio per tenerlo buono. Demorde.

Alla fine ci si saluta tutti. La festa è finita. Il direttore del circo s'è mangiato il suo leopardo con tutta la catena d'oro e preziosi, l'unico a finire all'ospedale.

"Adesso chi pulisce?" chiede la cuoca.
"Domani, che adesso son stanco".

Fronte Surreale, lì 8.1.07

I film di Zi' Natali.

- Fantastico questo miele, da dove viene?
- Da 'n'arnia.

Fronte Surreale, lì 5.1.07

WWI: La console mondiale o la guerra delle console.

Francia 1916: Somme piene di croci.

Fronte Surreale, lì 4.1.07

Viaggio dentro la notte. Di più.

Rimessomi in moto cominciai a fissare la luce dei lampioni, fioche ma fastidiose lucciole che illuminavano i miei stanchi piedi impegnati in una marcia forzata. Il mio obiettivo era quello di portarmi lontano ( lontanissimo ) dalla mia psiche deviata ma lei continuava a seguirmi. Ovunque decidessi di andare lei era pronta a seguirmi e più affrettavo i passi più venivo aggredito dalle visioni. Più volte, durante le pause pranzo, mi ritrovai a chiedermi cosa fosse la realtà; domande troppo difficili per ottenere delle risposte a stomaco vuoto, tanto difficili anche per il mio Mentore, l’allenatore del mio spirito. Quello che vedevo e provavo, quel turbine malsano che avevo in testa, era meno reale della luce dei lampioni che illuminavano il mio cammino? Nessuno, tanto meno la prostituta della sterrata via privata, sapeva rispondermi. Mi legai all’albero maestro delle mie convinzioni per non cedere al richiamo delle mille sirene che albergavano negli anfratti del duro e nudo cemento e continuai il mio piccolo viaggio. Arrivai davanti al tabacchino automatico e mi misi a dialogare con la macchina distributrice. Infilai controvoglia l’importo nell’apposita fessura e premetti il pulsante corrispondente alla marca di sigarette preferita. La macchina invece di ringraziarmi come al solito cominciò a pormi domande attraverso la voce verde del display luminoso.
- Cosa cerchi?
Fu la prima scritta a comporsi lettera dopo lettera.
Dovevo digitare la risposta? Proferirla ad alta voce? Pensarla? Ignorare la domanda?
- Pensala - rispose la macchina
I pensieri richiedono il discorso diretto, le virgolette o qualche altro artifizio?

Fronte Surreale, lì 2.1.07

Corto + Segnanomalo VI

# Rare Export Inc. (fortemente consigliato)
# WebernUhrWerk (segnalato da j0nsi)
# Nevilles Garden
# Miniserie

Come un sergente di classe di ferro.

Ricominciamo.

Fronte Surreale, lì 20.12.06

Alla Surreale, cucina casalinga, chiedere Franca.

A causa della sfavorevole congiuntura economica ho dovuto rinunciare alle crudite ed ai piatti d'entrata, un vero e proprio antifasto.
Ho avuto assicurazioni che i dessert nel regno dei cieli saranno i primi, ma ai primi ho visto fare dei numeri!
I secondi preparati con torni.
Ho mangiato dei bolliti di bestie selvatiche. Animali allo stato brodo.

Mi son trovato bene, ci tornerò.

Fronte Surreale, lì 14.12.06

Viaggio dentro la notte. Ancora.

Nonostante i miei sforzi non riuscii a prendere sonno, la visione di quel maledetto spigolo mi tolse il sonno in maniera più che definitiva. Mi alzai e la cosa più logica mi parve farmi una doccia rigenerante in grado di lavar via oltre alle fatiche della giornata anche le mie allucinazioni. Aprii il miscelatore cercando il calore del tutto rosso ma venni investito da una pioggia di un blu innaturalmente intenso. Un pungente odore di cloro mi circondò in pochi istanti facendomi lacrimare come una vergine al primo rapporto. Inutilmente cercai di sfregare le spiacevoli sensazioni del mio essere. Chiusi l’acqua con un gesto di disappunto e mi vestii con il mio vestito migliore. Infilai con cura il panciotto, retaggio di un passato ormai troppo lontano e presi il vecchio orologio a cipolla regalatomi dal mio avo più prossimo. Appena lo aprii per controllare quale ora della notte scura fosse il quadrante andò in mille pezzi. Ne uscirono mille ragnetti neri che, presi da spirito propositivo, si misero a comporre strane scritte sul bianco delle pareti della mia camera. Rimasi non più di tanto stupito nel leggere quelle parole a volte senza senso a volte dotate di un senso troppo profondo composte dai minuscoli aracnidi sul liscio della parete. Tutti, più o meno, inni alla Fine. Eccola ritornare prepotente. Lei, la mia dolce ed opprimente consorte. Quando i ragni composero la figura di un angelo maestoso con una spada ardente mi decisi ad uscire, per la seconda volta in un breve lasso di tempo, e vagare per le strade della mia piccola città. Inforcai la porta e mi allontanai senza neanche prendermi la briga di chiudere a chiave. Una fila di piccoli punti neri animati composero la scritta ADDIO in German Blackletter 15th c. 25 pixel sulla porta appena chiusa. Fu un segno difficile da trascurare.

Fronte Surreale, lì 13.12.06

Di lavoro, per un dottore della testa, ce n'è per una vita.

Giusto per continuare il viaggio dentro la notte.

Fronte Surreale, lì 12.12.06

Auto cito. Noleggio SUR.

"Ho chiamato tutti perché non avevo voglia di sentire nessuno".

secondosigillo

Viaggio dentro la notte.

Il mio viaggio cominciò una notte come molte altre. Solito buio, pesto, presto essendo inverno, a far da cornice ad un quadro muto. Come ogni notte mi ritrovai a fantasticare ad occhi aperti sull'Ultimo Giorno, quello del Giudizio per chi ci crede, quello della Fine per tutti gli altri. Mi ritrovai a pensare di onde energetiche e musi lunghi trasformati in facce da pesce, con le stanghette degli occhiali Bulgari adagiate sulle branchie o sulle pinne caudali a seconda del modello. In quel momento, bocca serrata in una smorfia sorridente, ecco apparire i gendarmi con il solito fare da tutore della legge dei ricchi, manganello basculante e carrozza a motore.
- "Si è perso signore?"
Avere almeno quella, la certezza della perdita, del non trovare soluzione, sarebbe un punto di partenza.
- "Non proprio"
I gendarmi ripresero la ronda, io ripresi la visione, mentre mi infilavo in un bar, uno degli ultimi aperti a quell'ora della nera notte e mi ritrovai immerso in una luce fioca, dieci occhi pronti a mutare si girarono verso di me, trapassando le carni e continuando a ricercare il punto di fuga della loro alterata prospettiva. Chinai i passi uno davanti all'altro in direzione del bancone ligneo segnato da tempo e bicchieri amari.
Ordinai una sambuca, come ero avezzo fare in quel di Calais, e continuai a pensare a quei maledetti occhi di pesce che mi fissavano poco prima dell'avvento dei gendarmi. Erano tra noi? Era vero? Sognavo? La calotta cranica vacillò sotto i colpi dei punti di domanda.
Trangugiai il liquore con avidità, calore diffuso, naso colante.
Ne ordinai altre con l'intenzione chiara di stordire le mie visioni, di ottenere nitidezza nella foschia alcolica. Non ci riuscii. Tornai a casa, mi rimisi sotto le coltri e fissando l'angolo in alto a destra della mia stanza mi interrogai, ancora una volta, sulla vera natura degli spigoli.